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Essere Padre

Essere padri, oggi
[Parole ai giovani il 25 aprile 2003]

A che cosa serve un padre?
Domanda non inutile oggi, perché dicono che i padri non ci sono più e se ci sono preferiscono un po’ troppo spesso scappare davanti ai loro figli, o magari confondersi col ruolo della madre. Proviamo a rispondere.
Un padre serve prima di tutto a darci le radici: quindi a ricordarci che non ci siamo fatti da soli, che abbiamo un punto di attacco che non ci lascia sospesi nel vuoto. A volte ci dà un tremendo fastidio non esserci auto-creati, ma quando ci pensiamo bene scopriamo che è molto meglio così. Non saremmo comunque riusciti a farci migliori di quello che siamo.
Riconoscere le nostre radici è la base per capire che la vita è bella. E’ un dono che non dobbiamo preoccuparci di inventare: c’è già.
Un padre serve a dirci che la vita è anche fatica (la croce della prima lettura). I risultati ci sono dopo il rischio, non prima. Si arriva a qualcosa se si è camminato, se si è usciti dai nidi caldi dell’autocompatimento, della comodità o della paura (anche questa può essere un nido). Il padre ci impedisce l’inganno di trasformare il piacere di fare qualcosa nel cercare di fare solo ciò che ci piace. La presenza del padre ci rende capaci di fare progetti: per noi e per gli altri.
Un padre ci dice che non siamo soli. Non invade la nostra libertà e non boicotta le nostre iniziative, ma sentiamo che c’è in due momento essenziali: quello del bisogno e quello del rimprovero. Il padre non si tira indietro in nessuno di questi due casi della vita. E’ capace di serietà e di tenerezza.
Un padre ci incoraggia e ci motiva a non fermarci: a non accontentarci del punto in cui siamo arrivati, nel bene e nel male: crede nella nostra possibilità di andare ancora avanti, oppure di ricominciare.
Un padre non ci fa pesare quello che ci dà, perché noi siamo comunque il suo risultato migliore.
Un padre non approva i nostri sbagli, ma non mette mai in dubbio la positività della nostra persona. Non vede prima di tutto i nostri difetti, ma punta tutto sulle nostre poche o tante qualità e ci incoraggia a essere migliori, integrando in noi punti deboli e punti di forza.
Un padre non dice: adesso basta, mi hai stufato. La porta del suo cuore è sempre aperta almeno un po’, in tutte le stagioni e a tutte le ore del giorno e della notte.
Forse qualcuno sta pensando che queste sono belle parole, perché nessun padre del mondo è così!
Gesù invece ci ha raccontato invece, con la vita, non solo a parole, che un padre così non è un ideale astratto o un sogno proibito: Dio è così e aspetta che noi lo scopriamo così, perché la nostra vita abbia un po’ più di festa, di amore e verità.
Ma poi tutti i padri del mondo hanno qualcosa della paternità di Dio. Tutto il loro amore o i loro tentativi di amare derivano dall’unico Padre: quello del cielo.
Anche don Piamarta, a un certo punto della sua storia, è stato chiamato PADRE perché i suoi ragazzi l’hanno sentito così. Siamo qui a dire che dal paradiso (che non è un posto, ma una nuova dimensione della persona), ancora oggi Padre Piamarta non smette di volerci bene così.